Il governo degli Stati Uniti ha reso noto oggi, in una conferenza stampa, l’entità dei dazi imminenti imposti dall’amministrazione Trump. Queste tariffe elevate potrebbero alterare profondamente il commercio economico e avere conseguenze su gran parte delle grandi aziende statunitensi, compresa Apple.
La dipendenza di Apple dalla catena di approvvigionamento globale
La catena di approvvigionamento di Apple si basa sulla produzione e assemblaggio dei suoi dispositivi in paesi come Cina, India, Malesia e Vietnam. Ognuno di questi paesi sta ora affrontando tassi di dazi pesanti che elevano i costi di produzione, con il rischio di erodere i margini e la potenziale profittabilità dell’azienda californiana.
Il presidente Trump ha annunciato un’aliquota base del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti, una decisione che avrà un impatto economico consistente. Questa tariffa entra in vigore sabato 5 aprile.
Tariffe reciproche e i loro effetti devastanti su Apple
La situazione si complica ulteriormente perché l’amministrazione Trump sta introducendo anche quelli che chiama “dazi reciproci” per alcune nazioni in cui si sostiene che i prezzi delle esportazioni americane siano stati gonfiati da misure governative internazionali. Queste tariffe più alte saranno attive la prossima settimana, il 9 aprile.
Molte delle tariffe reciproche più gravi colpiscono direttamente grandi aree geografiche legate alla catena di approvvigionamento di Apple. La maggior parte degli iPhone venduti oggi proviene dalla Cina e queste importazioni ora subiranno un’aliquota tariffaria che arriva fino al 54%, risultante dall’unione della tariffa reciproca del 34% annunciata oggi e del 20% già implementato dal presidente a gennaio.
Le reazioni di Apple e le sfide per il futuro
Dopo la guerra commerciale del 2018 e i disagi causati dalla pandemia di COVID-19, Apple ha accelerato il processo di diversificazione della propria catena di approvvigionamento, riducendo al minimo la dipendenza dalla Cina. Tuttavia, ora anche le altre regioni di produzione stanno subendo la pressione delle nuove tariffe imposte.
Ad esempio, il Vietnam è un importante produttore di AirPods, Apple Watch e modelli di MacBook. Queste importazioni ora sono soggette a una tariffa del 46%. Analogamente, i fornitori di Apple in India dovranno affrontare dazi del 26%, mentre le operazioni in Malesia si troveranno a fronteggiare aliquote fino al 24%. Altre parti della catena di approvvigionamento di Apple in altri paesi sono ora soggette a tariffe di almeno il 10%, un onere che non avevano mai dovuto affrontare prima.
Il presidente Trump è convinto che misure di questo tipo aiuteranno a riportare i posti di lavoro nella manifattura negli Stati Uniti, ma gli effetti collaterali di queste politiche sulle aziende, in particolare Apple, potrebbero essere devastanti. Gli aumenti dei costi di produzione potrebbero costringere Apple a ridurre i propri margini di profitto o, al contrario, a incrementare i prezzi dei suoi prodotti, provocando un possibile abbassamento della domanda da parte dei consumatori, spaventati dai nuovi prezzi.
Reazioni del mercato e preoccupazioni degli investitori
L’inasprimento delle tariffe ha già portato a un sell-off delle azioni di Apple, con un calo di oltre il 7% nel trading dopo ore. Al termine della giornata, il titolo di Apple ha chiuso a 223 dollari, mentre attualmente si aggira attorno ai 207 dollari nel volatile mercato post-mercato. Anche altre grandi aziende tecnologiche hanno visto un notevole declino dei propri titoli in seguito a questa situazione di mercato.
C’è chi pensa che queste dichiarazioni siano solo una manovra e che Trump possa presto trovare delle eccezioni o ritirare alcune delle misure annunciate. Durante la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina nel 2018, Apple era riuscita a ottenere esenzioni daziarie per molti dei suoi prodotti, evitando impatti significativi sull’iPhone, una delle sue aree più redditizie. Tuttavia, finora Apple non ha ottenuto alcuna esenzione da Trump dall’inizio del suo secondo mandato a gennaio.