Nintendo svela il Switch 2, ma i nuovi dazi potrebbero far lievitare i prezzi

L’annuncio del Nintendo Switch 2 coincide con l’introduzione di dazi elevati sui prodotti importati, sollevando preoccupazioni per un possibile aumento dei prezzi a carico dei consumatori americani.

La recente presentazione del Nintendo Switch 2 ha suscitato grande entusiasmo tra i fan del colosso videoludico. Tuttavia, l’annuncio è coinciso con un’importante iniziativa economica del governo americano, che ha introdotto una serie di dazi significativamente elevati sui prodotti importati. Questi nuovi dazi, che raggiungono anche il 49%, colpiscono i paesi dove Nintendo produce le sue console. Risulta quindi inevitabile chiedersi se i costi saranno trasferiti sui consumatori americani, facendo lievitare il prezzo di vendita del nuovo Switch.

I dazi e le loro conseguenze

Il recente orientamento commerciale del governo di Donald Trump ha portato a una situazione complessa per le aziende come Nintendo, che storicamente ha fatto affidamento sulla produzione in Cina. Durante il primo mandato di Trump, la combinazione di dazi, l’impatto del COVID-19 e l’invasione russa dell’Ucraina hanno costretto l’azienda a rivedere le proprie strategie produttive. Come riportato dal Financial Times, ora oltre la metà dei prodotti hardware venduti negli Stati Uniti è assemblata in Vietnam e Cambogia. Ma, sfortunatamente, queste nazioni sono state colpite dai nuovi dazi, il che complica ulteriormente la situazione. La Cina, per esempio, ha visto applicarsi un dazio supplementare del 34%, mentre il Vietnam e la Cambogia sono stati colpiti rispettivamente da un 46% e un 49%.

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Questo scenario porta a una domanda cruciale: i consumatori americani si troveranno a fronteggiare l’onere economico di questi aumenti? Ricerche condotte dal National Bureau of Economic Research hanno dimostrato che durante il primo mandato di Trump, gli acquirenti di beni importati hanno sostenuto la maggior parte dei costi derivanti dai dazi, con i produttori e gli esportatori che hanno trasferito le hausse di prezzo ai clienti finali.

Prezzo del Switch 2 e possibili aumenti

Il Nintendo Switch 2 è previsto per il lancio globale il 5 giugno, con un prezzo di partenza fissato a 449,99 dollari. Calcolando un dazio medio del 40%, questo si traduce in un aumento di circa 180 dollari, portando il costo finale a circa 630 dollari. Considerando anche i giochi, come Mario Kart World che avrà un prezzo di 79,99 dollari, il costo totale potrebbe superare i 110 dollari. Applicando il dazio maggiore del 49% della Cambogia, i numeri si alzerebbero ulteriormente a 670 dollari per la console e 120 dollari per i titoli.

Tuttavia, ci sono alcuni elementi che potrebbero attenuare l’impatto di questi aumenti. Prima di tutto, Nintendo potrebbe aver già previsto questi sviluppi nella fissazione del prezzo. Sebbene non avesse certezze sui dazi esatti, è plausibile che l’azienda avesse anticipato una certa incidenza sul costo finale, considerando un aumento del 50% rispetto al prezzo originale del Switch, fissato a 299,99 dollari.

Strategia di approvvigionamento e possibilità future

Un altro aspetto da considerare è la strategia di accumulo di console in USA da parte di Nintendo. Il Financial Times ha riportato che l’azienda ha già importato “centinaia di migliaia” di unità, addirittura 383.000 in sole cinque giorni di gennaio, per mitigare l’effetto dei dazi. Sebbene questo sia un numero considerevole, il primo Switch ha venduto 4,8 milioni di unità negli Stati Uniti nei primi nove mesi, quindi non vi è garanzia che il magazzino attuale sarà sufficiente per affrontare la prima stagione natalizia senza necessità di incrementare i prezzi.

In aggiunta, c’è da considerare l’incertezza legata all’attuazione dei dazi. I nuovi tassi sono previsti per entrare in vigore ben presto, con un dazio globale del 10% a partire dal 5 aprile, e il potenziamento delle aliquote dal 9 aprile. Tuttavia, la natura imprevedibile dell’amministrazione Trump rende difficile prevedere con certezza l’andamento della situazione. Potrebbero esserci ritardi o modifiche, e c’è la possibilità concreta che i dazi non vengano mai applicati come previsto, lasciando l’azienda in una situazione di maggior tranquillità economica.

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