Le incertezze sui dazi di Trump scuotono il settore tecnologico: tariffe sui GPU a rischio

L’incertezza sui dazi imposti dall’amministrazione Trump preoccupa le aziende di intelligenza artificiale e tecnologia, causando flessioni nei titoli e timori per l’impatto economico sul settore.

Un clima di confusione inizia a serpeggiare tra le aziende che operano nell’intelligenza artificiale. Le indiscrezioni sui potenziali dazi imposti dall’amministrazione Trump gettano un’ombra sul futuro del mercato, con preoccupazioni diffuse sulla possibilità che i dazi sulle schede grafiche possano avere un impatto devastante. I titoli delle principali aziende tecnologiche mostrano segni di nervosismo, mentre l’incertezza regna sovrana.

Mercati in difficoltà: l’impatto immediato sui titoli

Il panorama dei mercati finanziari ha subito un duro colpo: Nvidia registra una flessione del 7,59%, mentre TSMC segna un calo del 7,22%. In una raffineria di San Francisco, si è osservato che questi dati non rappresentano un allarme, ma i segnali di panico si intensificano a Washington. La questione principale ruota attorno all’esenzione dei GPU dai dazi previsti, ma la risposta è decisamente ambigua. Gli esperti dei laboratori di intelligenza artificiale si mostrano ottimisti riguardo a una possibile esenzione: “Ci aspettiamo che Trump conceda un ‘permesso’ alle aziende che considera fondamentali”, afferma una fonte interna di un grande laboratorio. Questo fa riferimento a precedenti favori concessi a colossi come Apple durante il primo mandato dell’ex presidente.

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Tuttavia, le certezze scemano nel cuore della politica. Il governo ha comunicato chiaramente l’eccezione per i chip dei semiconduttori, ma l’incertezza persiste. I prodotti elettronici completi che contengono tali chip dovrebbero comunque rimanere soggetti a dazi. È evidente che le aziende che dipendono dai GPU per machine learning e altri settori cruciali hanno bisogno non solo dei chip, ma dei sistemi che li ospitano. Secondo Chris Miller, esperto dell’Università di Tufts, la maggior parte dei GPU disponibili importati proviene da Taiwan come server, quindi potrebbero incorrere in dazi significativi.

L’incertezza a Washington: richieste di chiarezza

Di fronte a queste incertezze, le agenzie governative si mostrano poco propense a fornire risposte chiare. Nel tentativo di ottenere chiarimenti, un funzionario di pubbliche relazioni del NIST, responsabile del CHIPS Act, ha diretto le richieste al Palazzo di vetro, ma non sono pervenute comunicazioni tempestive. Neppure l’ufficio del Rappresentante commerciale degli Stati Uniti ha fornito indicazioni. Questo silenzio alimenta le preoccupazioni, e non sorprende che molti in questi ambienti considerino la mancanza di chiarezza come un fattore potenzialmente distruttivo per le aziende del settore.

Gli operatori della tecnologia a Washington si sentono scoraggiati dall’incertezza dell’amministrazione Trump e sono ben consapevoli dei capricci del presidente, in particolare nei confronti dell’industria tecnologica. Le voci che richiedono chiarezza aumentano: “Tutti stanno chiedendo spiegazioni dall’amministrazione”, ha condiviso un lobbista. Così, la sensazione di stabilità e sicurezza per i GPU si allontana, alimentando dubbi e preoccupazioni tra le aziende.

Le implicazioni per le Big Tech e il fatturato in calo

Le conseguenze dei dazi sui GPU non si limitano al settore dell’intelligenza artificiale: anche i colossi tecnologici che gestiscono datacenters in tutto il paese, come Amazon, Google e Microsoft, ne risentono. Queste aziende dipendono dall’accesso ai GPU per sostenere la propria architettura cloud dall’alto valore commerciale. Il recente annuncio dei dazi ha già avuto un impatto rilevante, con una perdita di oltre 1 trilione di dollari in capitalizzazione di mercato per il cosiddetto “Magnificent Seven”, che include queste tre realtà.

Ci sono aspettative che Trump possa favorire, in modo particolare, l’industria dell’AI. Solo pochi mesi fa, Sam Altman e altri dirigenti tecnologici hanno annunciato un progetto da 500 miliardi di dollari per data center insieme al presidente. Tuttavia, l’attuale incertezza sui GPU, unita all’imprevedibilità dei tariffe, potrebbero minare questa fiducia. “Se i dazi rimanessero in vigore, ci prepareremo a un significativo aumento dei costi per l’elettronica”, avverte Miller, con il timore che i costi potrebbero oscillare a colpire pesantemente anche le PMI e i consumatori.

Strategie di mitigazione delle aziende

Per contrastare gli effetti dei potenziali dazi, Nvidia sembra aver avviato un processo di trasferimento della produzione negli Stati Uniti, con l’obiettivo di minimizzare le conseguenze dei dazi. Secondo quanto riportato da Reuters, l’azienda sta pianificando di produrre il chip AI Blackwell presso lo stabilimento TSMC in Arizona, previsto per quest’anno. Jensen Huang, CEO di Nvidia, ha accennato a una strategia diversificata nella produzione: “Stiamo producendo in molti posti. Potremmo riorganizzare, i dazi avranno un impatto di breve termine, ma a lungo termine ci posizioneremo per la produzione interna”.

Contemporaneamente, i laboratori AI e i fornitori di servizi cloud di grandi dimensioni si trovano a dover affrontare il rischio di aumenti di prezzo sui GPU. “Assicurarsi di produrre ogni segmento della catena di approvvigionamento negli Stati Uniti potrebbe generare un costo straordinario, soprattutto a breve termine, per mancanza di infrastruttura adeguata”, aggiunge Miller. Inoltre, il blocco delle esportazioni da parte della Cina su minerali rari, una risorsa essenziale per la produzione elettronica, aggrava ulteriormente la situazione.

L’impatto sulla politica e sulle alleanze strategiche

Infine, la fedeltà a Trump potrebbe rivelarsi più cruciale dei razionali appelli al buon senso. Jeff Bezos ha già espresso la sua consentanea nei confronti dell’amministrazione, un aspetto significativo per aziende come Anthropic, che si avvale di licenze attraverso Amazon. Ma queste alleanze sono fragili: una sola pubblicazione sfavorevole su The Washington Post, di proprietà di Bezos, potrebbe compromettere la posizione di favore per le tariffe. Allo stesso modo, Anthropic ha rapporti attivi con Google, il cui CEO si è schierato accanto a Trump in passato.

In questo contesto, altri eventi imprevisti, come una potenziale recessione economica negli Stati Uniti, potrebbero danneggiare in modo serio l’economia tecnologica. Le ricadute dei dazi potrebbero rivelarsi endpoint insidiosi.

Con lo scenario di un mercato in tumulto, si registra un’immediata reazione delle figure top della tecnologia. Secondo quanto riportato dalla giornalista Kara Swisher, un gruppo di CEO dei più influenti settori tecnologici si sta dirigendo verso il resort privato di Trump, Mar-a-Lago, per trovare soluzioni e, forse, ottenere esenzioni sui dazi.

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